Boris Jovanović Kastel

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Poesia-Poezi

Boris Jovanović Kastel

Ciò che non è riuscito a dirle

                                  La poesia è tutto, tranne che poesia ď amore

Il primo giorno dell′ estate di San Martino,
contrariamente al solito, non arrivò in ritardo
al caffè Florian circondato da mura.
Si tolse la mantellinaA di colore e profumo
Di lavanda, si sedette trafelata, e
Sorseggiando un po′ di tè, disse –
Il tempo del nostro amore è finito!
Mentre senza alcun saluto di addio,
con un fazzoletto in mano, stava andando via,
alzandosi educatamente, come gli era
stato insegnato in famiglia,
lui vide che dalle tasche bucate
dei suoi pantaloni stillavano gocce di mare.
Non era riuscito a dirglielo.
E se pure lo avesse fatto, avrebbe taciuto
Per conservare ad ogni costo
l′ orgoglio della vincitrice
Che non comprende la genetica delle gocce di
mare.
Solo il mare ti conosce
anche se tu non lo sai
Dal tuo stesso pensiero ti nasconde
E quando lo proferisci è tardi,
in modo più leggibile degli astrologi latini
lo scrisse sullo scontrino del bar
di qualche centinaia di lire
cosi quante gocce dalla tasca erano cadute

 

Misteri

Titolo preso in prestito
Dalla quotidianità del Mediterraneo

Sulla riva rimasero
I suoi sandali marroni, l′ abito
Di naftalina conservato per le nozze
E l′ orologio da polso firmato Playboy
Appartenuto
Al cappellano della chiesa di San Poseidone.
Ma, nessuno della polizia portuale
aveva saputo spiegarlo, il suo
Inchiostro e il quaderno –
Non erano stati trovati!
Sapendo che non aveva il carattere di un suicida
I membri della famiglia nascosero il fatto
Che per ore avrebbe potuto nuotare sott′ acqua.
Dopo onde e onde degli anni
Una bagnante senza nome
Sulla riva vide le tracce più fresche
Di un piede 44 con una stella
Marina cresciuta
E delle pine tra le dita.
Il mondo stupefatto non notò
Sua madre e la sorella che si erano tolte
Il lutto, avevano preso l′ orologio
Del figlio del cappellano che suonava
E avevano stirato l′ abito di naftalina.
Nessuno sa ancora per chi.

 

Non la vide mai nuda

Aveva riccioli biondi.
Di giorno mentre dormiva
(la notte viveva preparando gli esami)
portava il suo vestito rosso
come un vessillo in ogni battaglia
da Vučji Do, fino a Lepanto e Sutjeska.
Sporco di polvere da sparo,
perforato dalle cartucce e dal sole,
corroso dal sale marino
o strappato dai venti,
sul far della sera lo rimetteva
sul suo attaccapanni d′ avorio.
Quando – ferito dal cannone dei discendenti di
Barbarossa – accettò la sconfitta
E abbassò il vestito a mezz′ asta –
La ragazza divenne il modello pettoruto
Di una televisione globale.
Ma non la vide mai nuda.
La battaglie per il Mediterraneo continuarono
E al lui servi il vessillo e
I riccioli – per le frange.

 

Letteratura Montenegrina (2008), traduzione di Maria Teresa Albano

 

Un porto grandissimo

Cacciatori di tonno sull’Atlantico
e marinai affetti dal prurito della nostalgia
sui rompighiaccio dell’Artico
all’arrivo a Gibilterra riscaldati da un brivido,
hanno raccontato che un porto più grande
di quello di Gioia Tauro, a Reggio Calabria,
sul Mediterraneo, il mondo non l’ha ancora mai visto.
Con fazzoletti neri legati sotto il mento
per i fratelli ed i mariti trafficanti di droga,
rugose, contando chicchi di melograno sulle soglie,
le signore del porto di Tauro shanno sussurrato
che molti porti sull’Artico, in cui
non sono mai state, sono più grandi del loro –
per canti, regate in barca a vela,
musica portuale e bouquet di fiori.
Ma perchè le signore afflitte dicono ciò
se immergo nel mare
i loro fazzoletti neri
affinchè si sbianchino col sale.
Li darò a mia madre, anche se non conosce il loro porto –
affinchè cucia abiti da sposa.

 

Traduzione di Maria Teresa Albano
(Margutte, non-rivista online di letteratura e altro, 17 ottobre 2014)

 

Il Mediterraneo

Circondato da continenti armati
fino ai denti, sdentato, senile e solenne
si pavoneggia davanti al livido dell’Atlantico.
Una nave costruita fuori Venezia non è una nave,
ma solo allorquando i legnaioli nazionali le fanno un brindisi
con un amaro e col pollice le indicano i cieli.
In un teatro antico nei pressi di Pula
tra le comparse che imparano Amleto a memoria
Odisseo è stato visto prima dello sposalizio
così come Carlo Levi ha visto Cristo a Eboli.
L’ipnosi del mare arcaico mura dentro di sé
i conquistatori, i faticatori e gli entusiasti,
ripudia le novità inutili.
Nella regata solenne la decadenza del sud.
Dall’eclissi del pensiero –
immaginate, a Bologna il mattino del rinascimento!
Mentre Annibale percorre cavalcando centinaio di miglia –
immaginate, ad Atene avvampa la fiaccola olimpica!
Mai un uomo del nord comprenderà
l’anima della preghiera dei monaci dell’Athos,
dai salmi taciturni Montaigne era pietrificato.
Il Mediterraneo dimenticato,
l’incendio dei mari desta i mondi.
Sui palmi dell’atleta la cenere
affinché la fiamma non lo bruci
mentre lancia il disco del sole davanti alle grotte degli asceti
e davanti ai labirinti del buio.

 

Traduzione di Milica Marinković
Da antologie poetiche del Mediterraneo Mare Mare (Fondazione Terzo Pilastro, Bari, 2017.)

 

Boris Jovanoviq Kastel

 

Atlantida

Ose nata me vajzën e ishullit të lashtë

Për Atlantidën kemi folur deri në agim.
Ka qenë e sigurt, duke lexuar Platonin
në studimet filozofike në Athinë,
që ishulli e ka marrë emrin sipas Atlantit,
birit të Zotit të deteve, Posejdonit
dhe se banorët e ishullit janë
nga gjinia më fisnike që ka parë bota.
Menjëherë, nga bluza e bashkëbisedueses
doli thitha, gishtat e ishullit
gufuan nga sandalet, pika të mëdha
të djersës, më të njelmëta se detet antike,
i rrëshqitën rreth gafës.
Fisnikërisht, duke hedhur çajin për pagjumësinë
më fali një monedhë Atlantide
me profilin e vet në anën e pasme,
ndërsa unë, ende me naivitet dhe vendosmëri,
dëgjoj pranë saj hipotezat
dhe në hartën me të cilën mbështillet ngadalë
kërkoj Atlantidën.

 

Vëllezërit

Deti dhe unë kemi qenë të lumtur,
të padukshëm për njeri-tjetrin,
vëllezër gjatë gjithë tridhjetë dimrave.
Dhe pastaj jemi takuar,
kemi filluar luftën për jetë dhe vdekje
rreth një dallge,
të porsalindurës së tij të pare, shallit tim
dhe fletës së pakryer të librit.
Po vdes nga të ftohtit,
ai do të thahet.
Do të ishim gjallë po të pyeteshin librat,
si Kaini dhe Aveli,
po të mos ishim njohur,
vëllezër nga i njëjti bark.

Zgjodhi dhe përktheu Dimitrov Popoviq (Antologji e poezisë malazeze, Onufri, Tiranë, 2012)

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